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    October 24

    Autointervista (prima parte)

     
    D: Nome?
    R: Vincenzo Franciosa
     
     
    D: Età?
    R: 24
     
     
    D: I suoi interessi?
    R: Beh....sono molteplici. Direi che musica e cinema sono i principali. Ho una discreta curiosità verso tutto quello che “racconta una storia”. Anzi, il mio vero interesse è l'azione stessa del raccontare una storia.
     
     
    D: Questo ha influenzato i tuoi studi?
    R: Ovviamente si. Direi quasi che la mia vita accademica ha ruotato completamente intorno a questo interesse.
     
     
    D: Cosa studia?
    R: Discipline semiotiche
     
     
    D:Cioè?
    R:Bella domanda. Pur essendo ormai abbastanza ferrato nella materia, ho sempre difficoltà a spiegare di cosa si tratta. Diciamo che la materia, ciò di cui è fatto il nostro mondo, per essere comprensibile dalla mente umana, dev'essere “codificata” in una forma intelligibile. Per capire che quella è una sedia, per esempio, devo costruire un immagine mentale che mi permetta di “capire” cos'è quell'oggetto che chiamiamo sedia. Bene, diciamo che questo è il punto di partenza da cui si sviluppa la semiotica.
     
     
    D: E cosa centra questo con la sua passione per il “raccontare storie”?
    R: Beh...alcuni dei più grandi semiologi -penso a Ricoeur e Greimas principalmente- sostengono che per capire la materia di cui parlavamo prima è necessario che la materia venga organizzata in strutture narrative. Diciamo che al di fuori della narrazione, la mente umana non è in grado di comprendere assolutamente nulla.
     
     
    D:La vita, quindi, sarebbe un immenso romanzo?
    R: Diciamo che le cose sono un po' più complicate ma...si. In qualche maniera, la vita è un po' come un romanzo.
     
     
    D: In quest'ottica che chiamerei “narratologica”, che idea si è fatto della nostra società?
    R: L'idea è quella che il mondo si sia messo a girare al contrario. Viviamo in un'epoca in cui non esiste questione che non sia controversa. A nessun livello.
     
     
    D: Lei ha scritto e scrive racconti. La tematica principale, diciamo il filone che lega tutte le sue opere, è quello dell'industria del divertimento e della vita notturna? Anche qui il mondo gira “al contrario”?
    R: Beh...non serve la mia testimonianza per dimostrare che il mondo gira al contrario, soprattutto in questi contesti. Credo che il mio interesse a narrare questo genere di vicende dipenda proprio da questo. Alcol, droga, e principalmente sessualità. Quali di queste tematiche permettono una riflessione che non sia controversa?
     
     
    D: Ci spieghi meglio...
    R: Prendiamo la sessualità ad esempio, in quanto è il tema che mi affascina ed interessa di più. La sessualità della nostra società è estremizzata. Si è spostata verso la liberazione dei costumi e la caduta delle inibizioni. Il problema sta nel fatto che in molti non si ritrovano più in questi valori, ma al contempo la società ha sviluppato un sistema costrittivo di aderenza a valori ben definiti.
     
     
    D: E quale sarebbe questo “sistema costrittivo”?
    R: Il sistema della moda (indicato d'ora in avanti con il termine Moda maiuscolo, ndr), in senso ampio. La Moda, per come la intendo io, non è il sistema che influenza il gusto in termini di vestiario, ma quello dei valori al quale aderire. Il fatto che questo sistema sia costrittivo è, a mio parere, drammatico.
     
     
    D: E quali soluzioni ipotizza?
    R: Purtroppo nessuna. Il sistema è tale perché si autogenera. Questo vuol dire che se questo discorso è così profondamente radicato nel nostro modo di vivere non si possono ipotizzare soluzioni a breve termine. Inoltre il sistema della moda è il primo a sostenere il messaggio “pensa con la tua testa, non farti influenzare”. Si tratta del serpente che si morde la coda: non voglio aderire alla Moda, inizio, quindi, ad aderire un sistema di valori che mi proponga di estraniarmi da esso. Ma tale sistema è sempre quello della Moda. Ecco i controsensi di cui sopra...
     
     
    D: Ci sono solo lati negativi?
    R: Come in tutte le cose non esiste solo uno dei due lati della medaglia. I lati positivi risiedono nel processo di aggregazione che la Moda propone. A pensarci, probabilmente, il sistema sociale accetta i lati negativi del sistema Moda perché ritiene più importanti gli effetti positivi che esso produce.
     
     
    D: Abbiamo parlato di società. A questo punto c'è una domanda che non posso non farle: ci parli della globalizzazione.
    R: Ottima cosa, se gestita con senno.
     
     
    D: Si spieghi meglio...
    R: Dal mio punto di vista, la globalizzazione è una comunione di risorse: di fronte ad un problema, cioè, non ho a disposizione solo la soluzione che la società a cui appartengo ha elaborato, ma anche le soluzioni che le società più lontane hanno dato allo stesso problema. Se la globalizzazione fosse effettivamente una cosa del genere, che sia la benvenuta! La realtà delle cose, però, è ben diversa. L'esempio più evidente di come le cose non vadano in questo modo è Mac Donalds: internazionalmente è risaputo che la cucina italiana è, insieme a quella giapponese, la migliore del mondo. Allora perché in Italia sono comparsi migliaia di Mac Donalds? La giusta direzione, in questo caso, sarebbe stata l'esportazione all'estero della tradizione culinaria italiana...
     
     
    D: Non le sembra una spiegazione un po' semplicistica?
    R: Si tratta di un esempio, che a mio parere ben ritrae la situazione attuale. Vede, il problema sta nel fatto che se si vogliono evitare scompensi, la globalizzazione non può essere considerata una trasformazione al servizio dell'economia. Qui risiede l'errore.
     
     
    D: Sarebbe, quindi, un tema da gestire in sede politica?
    R: Beh...la politica è già una pratica assoggettata al capitale: non si risolverebbe nulla.
     
     
    D: Come gestirla, quindi?
    R: In nessun modo. Credo, e spero, che la globalizzazione sia un processo incontrollabile; le logiche sociali, politiche e di mercato non possono interrompere tale processo, ma solo alterarlo. Credo che la cosa più adatta sarebbe lasciare che il processo evolva naturalmente.
     
     
    D: Non le sembra un atteggiamento rischioso?
    R: Credo che l'azione di sistema sociale, politico ed economico possano solo influire sul fattore tempo. Gli equilibri sociali che potranno sostenere un mondo globalizzato arriveranno. Politica ed economia possono solo influire sul quando.
     
     
    D: Dati questi presupposti quale sarebbe, ad oggi, il compito del sistema politico?
    R: Più passa il tempo, più mi convinco che, in teoria, il compito della politica sia quello di smussare gli squilibri sociali. Lavorare, dunque, ad un progetto sociale meglio organizzato. Il trend più recente sembra invece dirigersi in direzioni diverse: abbandono del welfare a favore della ricostruzione economica dello stato. Credo che a lungo termine, comunque, queste due tendenze, che ora sembrano opposte, tenderanno a coincidere.
     
     
    D: Il sistema economico prima di tutto, quindi?
    R: Ad oggi è così. Francamente non vedo soluzioni diverse. Credo, però, che da qualche tempo sia iniziata una fase discendente per il sistema capitalistico. Di fronte a questo “Crepuscolo del capitale”, saremo chiamati ad una grande sfida: inventarci un sistema migliore, o se non altro diverso. Partendo dal presupposto ovvio per cui Socialismo e Comunismo hanno fallito, la domanda da farsi è: dove andremo?
     
     
    D: Dove andremo?
    R: Non ne ho la più pallida idea. Questo processo decadenza economica, se veramente esiste, è un processo a lunghissimo termine. Passeranno secoli prima che si debba affrontare coscientemente il problema.
     
     
    (Continua?)

    Comments (1)

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    Skunkwrote:
    Si effettivamente avevi ragione hai messo una cosa bella tamarra, e poi vedi.. te lo ho lasciato un commento... non che poi ti lamenti sempre.
    Quindi ora ti invito a passare da me a lasciare un commento sulla nuova sezione moooolto tamarra, "il cortile interno"!
    Oct. 25

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