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May 05 circonferenze vizioseMi sono afflitto per anni. Ho perso molto tempo ponendomi domande, accatastando pensieri.
Dissodando parole.
Il tutto per un motivo molto semplice.
Volevo essere perfetto.
"E' follia", diceva qualcuno.
Lo ha ripetuto questa sera.
Ma più il tempo passa, più mi convinco che le sfide più importanti, quelle a cui non ci si può mai sottrarre, sono quelle che non si possono vincere.
Sarà che mi piace immaginarmi come un imbelle eroe romantico.
Di fronte al futuro farò una cosa semplice, citerò una frase:
Fece allora uno di quei gesti tanto più eroici in quanto la loro grandezza non colpisce nessuno.
(Il ballo del conte di Orgel, Raymond Radiguet)
E poi, riprenderò a fare quello che facevo prima. May 01 Devil WomanVoglio scrivere qualcosa.
Non so cosa.
Qualsasi cosa può andar bene.
Inizio guardandomi intorno. Le cose che ho vicino, a volte, mi fanno pensare.
Vedo: pianoforte, portatile, libri, libri, libri.
Mi fermo qualche secondo in più sul Martini che sto sorseggiando.
Mi passa per la testa, a quel punto, un pezzo di Charles Mingus.
Una cosa che sento sempre in macchina. Non è una canzone che mi piaccia, ma sta in una compilation che, non so per quale ragione, finisce sempre in cima alla pila dei CD nel cassettino dell'abitacolo.
Il risultato è che 'sta dannata canzone, pur facendomi schifo, finisce che la ascolto continuamente.
Il titolo è "Devil Woman".
Niente di che...un blues abbastanza comune: qualche accordo minore; a parte questo nessuna cura particolare per le note del piano, o per il giro di basso.
"Devil Woman".
Ora che ci penso, è un pezzo suonato veramente sporco.
La voce Mingus, annerita dal tabacco.
E linee di improvvisazione buttate senza cura.
Con odio. Si, con odio...
"Devil Woman".
Avete presente quel film, "fratello dove sei?".
C'è un negro che vende l'anima al diavolo per imparare a suonare la chitarra.
O almeno, questo è quello che si racconta in giro.
Ma a sentire le note che il tizio tira fuori da quelle sei corde, viene proprio voglia di crederci.
Beh...un blues, una donna diabolica, un contrabbassista (Mingus) che ha passato un sacco di anni in una casa di cura.
Dicevano che era pazzo.
Le donne sono dei demoni.
O, forse, il demonio le corteggia promettendo loro una bellezza eterna.
Per poi tradirle.
Un uomo in penombra inizia a parlare. Non gli si vede il viso: il buio della stanza nasconde quei lineamenti.
"Devil Woman...cos'hai fatto?"
Un'altra figura, anche questa nascosta nell'ombra. La noto ora perchè era rimasta perfettamente immobile. Solo ora, un sottile movimento della mano sinistra mi ha permesso di scorgerla.
"Cos'hai fatto?".
Di nuovo la voce dell'uomo. "Mi hai tradito...", dice.
"Mi hai tradito, o sei stata tradita anche tu?"
L'uomo si avvicina alla silhouette scura.
So che vorrebbe alzare la mano e colpirla.
Uno schiaffo, almeno.
Ma si ferma con un innaturale attimo d'anticipo.
Ripete "sei stata tradita anche tu?"
Io non so rispondere a questa domanda...
Vorrei, ma non riesco a capire se il male ho provato è stato solo un errore, oppure un calcolo preciso.
"Dimmelo, Woman" dice l'uomo.
"Dimmelo..."
Lei non risponde...
Allora, mentre l'uomo al buio impazzisce del silenzio di quella donna, io torno a porre le mie domande ad un blues suonato sporco...
E ad una voce arrochita dal fumo.
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