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    March 29

    Cosa fare da grande...

     
    Ho trovato cosa voglio fare da grande!!!
     
    Godetevi il video...
     
     
    (e non staccate prima che il tizio inizi ad improvvisare sul piano...)
     
     
      
    March 23

    SCACCO al terzo regno


    Il terzo regno è molteplice. Si trasforma, si plasma.
    Ne sono rimasto improgionato, in questi giorni.
    La sua strana forma mi aveva dapprima affascinato: sessantaquattro caselle ossessivamente ordinate in un qadro di misura otto per otto.
    Sedici oggetti bianchi.
    Altrettanti del colore opposto.
    Ognuno caratterizzato dalla capacità di muoversi all'interno di quello spazio in modo univoco.
    All'inizio sembrava meraviglioso. Poi ho capito che sessantaquattro caselle bianche e nere sono uno strano carcere.
    Affascinante.
    Ma pur sempre luogo prigionia.
    Di perdizione.
    E' comparso un avversario.
    Sembrava così ovvio muovere i miei pezzi contro costui.
    La partita era cominciata.
    Quasi per scherzo.
    Eravamo tutti e due prigionieri, a quel punto.
    Si sarebbe dovuto provare a fuggire insieme. Ed invece, inebriati dalla competizione, siamo rimasti invischiati in una partita iniziata dapprima con cortesia.
    Poi rispetto.
    Ha sfiorato quasi i lidi profondissimi del desiderio.
    Ma si era sempre avversari.
    Ed è comparso il risentimento.
    Improvvisamente.
    Non saprei dire come, ne perchè. Ma questi sono gli scherzi che il terzo regno gioca ai suoi prigionieri.
    Avrei dovuto saperlo.
    Che sciocco sono stato: avrei dovuto scappare quando potevo.
    Ma quel luogo lo avevo creato io. A mia immagine e somiglianza.
    Avrei potuto capire che se fossi rimasto li dentro sarei impazzito?
    Avrei dovuto, questo è certo. Ma ne avevo le capacità?
    Dovevo fuggire, dovevo farlo subito.
    Ma la fuga, ormai, era dimenticata.
    Fra torri catturate, scacchi al re o movimenti della regina.
    Dimenticata.
    Non avevo più alternative. Dovevo prendere la scacchiera.
    Ribaltarla.
    E guardare il mio avversario, capire se quel risentimento era scomparso.
    O se era ancora lì.
    Perchè nel terzo regno non ha importanza chi vince.
    Eravamo prigionieri.
    Ora è il momento di tentare la fuga.
    Mi seguirai?

    March 22

    La scelta


    Di fronte alla pillola blu.
    O a quella rossa.
    "Se sceglierai quella rossa, ti sveglierai domani e penserai che questo sia stato tutto un sogno"
    Ma se sceglierai quella blu...
    Bastardi...
    La scelta è un ricatto.
    Perchè come puoi vivere col peso di aver scelto la pillola rossa?
    Chi avrebbe il coraggio di farlo?
    Di fronte alla verità ultima cosa fai?
    Scappi?
    In realtà dovresti. Perchè il codardo, qui, è chi si fa fottere dalla promessa di scoprire il mistero della nostra vita.
    Pillole.
    Rosse. O blu.
    Ma pur sempre pillole.
    Non c'è pillola che possa rivelare ciò che cerchiamo.
    E non me ne vogliano i consumatori di Ecstasy.
    La scelta, normalmente, è fra chi siamo e chi vorremmo essere.
    Il destino, normalmente, serve proprio a questo. Darci la possibilità di essere chi vorremmo.
    Non chi siamo effettivamente.
    Cazzo, il destino sembra quasi una dose di coca.
    Allora scegliamo pillole.
    Pillole per il mal di testa, per i dolori, per anestetizzare la nostra coscenza.
    "Divertimento oggi. Rincoglionimento domani".
    Ho sbagliato tutto.
    Fanculo, stasera mi sbronzo veramente duro...
    Cheers.
    March 20

    In between


    Come si fa a vivere nel mezzo?

    Per chi abbia voglia si spaccarsi la testa, il punto di partenza è Millepiani. Capitalismo e schizofrenia di Gilles Deleuze nella sua introduzione: rizoma. Già per il titolo mi lancerei in libreria a prendere questi tre o quattro volumetti che, almeno per me, si sono rivelati abbastanza illuminanti.
    Comunque, parlavamo di come vivere nel mezzo, perchè Deluze cerca disperatamente in queste poche pagine di insegnarci a farlo, sostenendo che questo stia assolutamente nella nostra natura. Dimentichiamoci di inizio e fine. Non diamoci dei limiti. Esistono cose, come la terra, illimitate. Allora perchè non dovremmo provarci anche noi. Vivere nel mezzo per non sfiorare mai i nostri limiti, e credere di essere più di un uomo in un cosmo infinito.
    Del resto, mi viene da chiedermi se sia veramente così: azione-reazione, causa-effetto.
    La scelta.
    Era un mio feticismo, quello della scelta, fino a qualche tempo fa. l’ho abbandonata, per qualche tempo. Poi d’improvviso è ricomparsa nella mia vita come importantissima tematica metafisica.
    Deleuze parla di punti completamente connessi. Immaginate una gigantesca rete internet di senso, in cui ogni punto è un uomo, una donna, un film, un libro, un filo d’erba e qualsiasi cosa che esiste.
    Oppure no.
    Anche tutto ciò che non esiste.
    Vaffanculo.
    Volete connettervi a questo vaffanculo?
    Bene: offendetevi.
    O forse vorreste vivere nel mezzo, come me, ed allora dovreste pensare a perchè io ho detto questo vaffanculo, proprio ora, proprio qui.
    Proprio a voi.
    E legare all’infinità del mio vissuto tutto quello che mi ha portato a scrivere queste parole.
    Vi aiuto: oggi ho litigato per sms con una tipa in cui credo molto, è morto il papà di un amico e tutto ciò mentre mi sforzavo diperatamente di rendere la giornata spensierata.
    Se questo non fosse successo non avrei mai scritto queste righe. Forse avrei studiato (connettete anche questo: ho 3 esami la prossima settimana e non so quasi un cazzo).
    O forse avrei preferito cazzeggiare.
    Beh...io mi sono perso.
    E non dovrei.
    Basterebbe non chiedersi che senso abbia la vita. Perchè connettere ogni oggetto ed ogni pensiero con ogni altro ci insegna una cosa: viviamo nel caos.
    Non c’è Dio, non esiste bene o male.
    Se Dio è morto, sarebbe potuto passare a fare un saluto.
    Comunque, solo nel caos, forse, riusciremo a vivere nel mezzo. Annientati dall’infinità di senso che ogni cosa può assumere.
    Basta smettere di chiedersi che senso ha il mondo.
    Allora il mondo si presenterà in tutta la sua magnificenza.
    In tutta la sua infinità.
    Ora, un’ultima riflessione: Perchè Deleuze, colui che ha intuito tutto ciò, si è suicidato?
    Forse perchè neanche lui è riuscito a smettere di chiedersi che senso abbia il mondo?
    A cercare il senso, si fa un lavoro sporco. Veramente sporco.
    Ma i B-movie ci insegnano che qualcuno lo deve pur fare.
    Quindi cercate pure il senso del mio vaffanculo nell’infinità del mondo.
    Che poi finirete per suicidarvi.
    Cheers.


    March 07

    Ciò che è successo

    Cos’è successo?
    Cos’è successo alla mia mente, ai miei archetipi?
    Alla mia capacità categoriale?
    Non ho intenzione di dilungarmi in una dissertazione accademica, ma vorrei spiegare due o tre cosine che mi permetteranno di rendere comprensibili le mie riflessioni anche ai non addetti ai lavori (semiotici).
    Secondo un sacco di gente intelligente (Peirce, Eco e Violi principalmente, per chi volesse approfondire), il nostro modo di vivere si basa su una capacità innata di categorizzazione: siamo in grado di capire che quello è un cane perchè riconduciamo l’oggetto in questione (un simpatico animale con quattro zampe, delle orecchie fatte in una certa maniera, una coda, ecc) ad uno schema mentale in cui abbiamo catalogato i tratti comuni di tutti i cani.
    Alcuni chiamano questo schema type, altri archetipo: se avete una minima infarinatura sulle scienze umane avete capito di cosa sto parlando.
    Jung, uno dei grandi della psicologia moderna, sostiene che dentro di noi si nasconde quella che viene definita anima, ovvero l’archetipo (o type) che ci serve per generalizzare le figure umane di sesso opposto al nostro. Non solo, Jung si sbilancia, sostenendo che tale archetipo sia, per imposizione, la rappresentazione della donna perfetta in quanto -e questa è mia speculazione- rappresenta i tratti generali che ognuno di noi assegna al concetto di femminilità.
    Femminilità pura, insomma. Femminilità non conoscibile, nel senso che non ci è concesso conoscere (capire, immaginare) tale figura mentale. Anche se chiunque capisce immediatamente che questa c'è, esiste.
    Ok, qui finisco con l’accademia ed inizio con i miei deliri personali.
    Da un po’ di tempo esco con determinate persone, tra cui diverse donne. Ovviamente, fra queste donne si presentano diversi personaggi che suscitano in me quella che le persone bene definiscono voglia di scopare.
    Ora, mi rendo conto del fatto che tali persone (quelle che mi suscitano la suddetta voglia discopare) hanno inquietanti caratteristiche comuni. –Ovvio-, direte voi, -ce l’hai spiegata tu la storia della categorizzazione e tutte quelle boiate lì-.
    Certo, rispondo io. Ciò che mi lascia perplesso dipende dal fatto che mi è chiarissima, nella mente, la donna a cui posso ricondurre questo nuovo (perché è di fatto nuovo) modo che ho di vedere (categorizzare) le donne. E questa donna, credevo fino ad oggi, non ha avuto la minima importanza nella mia vita.
    Ne ero convinto, almeno. Fino a poco fa.
    Mi dispiace, avevo promesso che avrei chiuso qualche riga fa le disquisizioni nozionistiche, invece ora mi tocca spendere ancora qualche parola a riguardo.
    Torno su Jung, e sul suo modo di intendere l’amore. Jung ipotizza due altre figure femminili, ispirate questa volta alla madre, ma che mantengono un qualche loro influsso sul nostro modo di percepire il “mistero femminino”: mater bona e mater terriblis.
    Queste due figure sono la rappresentazione simbolica della madre; amabile protettrice o terribile e violentatrice, la parte dolce e feconda (sessualmente feconda) del femminile opposto al suo lato più oscuro e distruttivo.
    Beh, le donne di cui vi ho parlato (si, quelle della voglia di scopare), credo rappresentino, per me, quella mater terribilis oscura e violentatrice di cui vi ho narrato.
    Ciò che mi chiedo in questo momento, dato che credo di essere spinto verso questa oscura figura dall’odio (e chissà se si tratta di odio per me stesso o verso qualcun’altro di sesso, evidentemente, opposto), sta in poche parole: Perchè?
    Perché odio (me stesso o qualcun altro)? Perché odio quella donnetta da poco che (a quanto credo) ha orientato il mio –diamo alle cose il loro nome- desiderio sessuale?
    E ancora, per arrivare al cuore delle cose: perché non riesco più a vedere il sesso come un atto d’amore, ma esclusivamente come un’azione violenta?
    Ripeto la frase con cui ho iniziato a scrivere queste righe:
    Cos’è successo?