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February 18 Obsessione
E poi compare l'ossessione.
All'improvviso.
Ti eri sempre accorto che qualcosa di oscuro si nascondeva.
Prendevi per il culo quei personaggi che venivano all'università sono per un piccolo scarabocchio sul libretto.
Solo per abitudine, dicevi.
Ora capisci il loro comportamento.
Sei vicino alle risposte che cerchi.
Hai passato abbastanza tempo fra libri, teorie, teoremi e questo genere di cose, finalmente, inizia a far veder il fruscio del velo di Maya.
“Ancora, un po'”, pensi. “Solo un po', e poi finalmente vedrò ciò che si nasconde li dietro”.
Solo un po'.
Solo qualche migliaio di pagine ancora, per risolvere il mistero dell'esistenza.
Qualcosa dentro di te, però, sa che non è così.
Che quel velo non ti permetterà mai di vedere alle sue spalle.
Ti lascia solo assistere ai quei brevi soffi del vento, che lo fanno muovere, di tanto in tanto.
Giureresti anche di aver viso qualcosa, ma non sai cosa.
“Ho visto qualcosa”.
Solo un po'.
Un altro piccolo sforzo.
E la tua condanna è già decretata. Io sono (a)rizomaIo e non io, bianco e nero.
Bianco o non nero
Mentre guardo fuori dalla finestra, mi chiedo se il cielo è azzurro.
O se non lo è.
Azzurro o non azzurro.
Tutto il mondo organizzato fra ciò che siamo e ciò che non siamo.
Perché siamo maschi o femmine.
Uomini e donne.
Santi e peccatori.
Vergini e puttane.
E poi pensi a quanto c'è al mondo.
Alle sue incredibili articolazioni.
A quella striatura che sta sfiorando il cielo, ora.
Che non è azzurra. E' altro.
E' una sensazione, è il ricordo di un cielo che attraverso lo smog di Torino non vedo.
Non vedevo.
Sei tu. E' chi leggera dopo di te.
Quelle striatura è tutto ciò che possiamo ricordare.
Tutto ciò che conosciamo.
Non mi serve nient'altro, se non il sentimento di uno sguardo che mi ha rapito per un secondo.
E che provo a descrivere. February 14 In viaggioQuesta volta sono in ostello. Ed è strano essere in un posto come questo.
A parte il fatto per cui credo di essere l'unico a parlare italiano.
Ma a parte questo, sono affascinanti i volti delle persone che qui incontri.
Qui vedi l'essenza della solitudine. Facce sole.
Non saprei come descrivere tutto ciò, considerando che non voglio dare a questa condizione una connotazione negativa.
Anzi.
Perché è vero che qui ci trovi la solitudine, ma una solitudine piena di dignità.
Consapevole, direi.
Consapevole e capace di affrontare quelle paure che ci portiamo dentro, e che quando ti trovi a stare esclusivamente con te stesso non puoi più ignorare.
Invidio le persone che stanno a qualche parete di compensato da me.
Ma, in fondo, sono qui.
A raccontare quei visi che, al calare del sole, rimangono impigliati di fronte a qualche macchinetta automatica. Impegnati a bere caffè liofilizzato.
Ma va bene così.
Forse vedo tutto ciò per il mio particolare stato emotivo.
E' da qualche giorno che sto così.
Curioso come ogni mia discesa a Bologna sia stata, in qualche maniera, legata ad un volto femminile.
Volti.
Molti volti costellano i miei viaggi.
Viaggi, poi...
Chiamarli viaggi forse è un po' presuntuoso.
Massì...viaggi.
Fatto sta che mi piace questa sensazione di assenza. Mi piace sentire la mancanza di qualcuno, legata alla distanza, allo spazio.
Non un'assenza forzata, di quelle tipo “la nostra storia è finita, non ci dobbiamo più vedere”.
Parlo di quell'assenza strana, che non dovresti neanche provare.
“Non c'è niente”, ti ripeti.
Eppure la mente corre rapidamente ad un volto.
(il fascino del volto...).
Vorresti obbligarti a non pensarci.
“Chi te ne da il diritto?”, ti ripeti.
Ma poi pensi a quello che stai facendo. Allo splendore delle tue sensazioni.
Allora lasci scorrere i volti della città straniera di fronte ai tuoi occhi.
Li lasci sovrapporre all'assenza di ciò che è distante.
Ed in quei momenti, anche solo per un attimo, ti senti puro.
Continui a camminare, allora, fra le facce della città straniera.
Sorridi, anche.
Senza saperne veramente il perché. Grazie...Dato che questa notte mi trovo in una classica condizione di "turbinio emotivo" e quindi non riesco a dormire, decido di utilizzare la mia insommia per qualche piccola attività creativa, tipo scrivere queste righe. Righe che, senza una ragione ben precisa, voglio dedicare a tutte le donne della mia vita (forse perchè il suddetto "turbinio emotivo" dipende da una donna ???).
Comunque, quello che voglio fare è semplicemente dire grazie.
Grazie a Valentina, che tirava le migliori pippe del mondo. Una così non l'ho mai più incontrata.
Grazie a Federica, che aveva una tale idolatria per me da non volermela dare, per evitare di dovermi relegare allo status di "comune mortale".
Grazie a Claudia, migliore amica di Federica, che mi ha pomiciato mentre l'altra era sbronza.
Grazie a Claudia^2, che è una persona intelligente. Ma ha deciso che vuole diventare una donna frustrata.
Grazie a Serena, che mi ha abbandonato prima che mi potessi rendere conto che non l'amavo sul serio. Al tempo ero sinceramente convinto che fosse realmente amore. Col seno di poi, probabilmente mi sbagliavo.
Grazie a Ylenia, che ha sempre preferito farsi "scarrozzare" in giro da me, piuttosto che dirmi "non mi piaci".
Grazie alla mia "porno-vicina", che chiedendomi di metterglielo nel culo, mi ha fatto improvvisamente raggrinzire l'uccello. Credo che si stia ancora chiedendo come mai.
Grazie a Elisa, il mio primo bacio. Eravamo così imbranati che mentre ci si baciava abbiamo rischiato almeno due volte di inciamparci e finire in un fiumiciattolo.
Grazie ad un'altra Elisa. ho provato un forte sentimento verso di lei solo quando mi è riuscita a ruttare birra in faccia. Non sto scherzando!!!
Grazie a Serena dal veneto. Senza di lei non avrei mai potuto capire che "ci si pente solo dopo esser venuti". In realtà non è dipeso da lei, ma dal fatto che quella sera aveva portato del fumo veramente valido....
Grazie a Martina, che ogni volta che la vedo mi fa credere che me la darà, ma poi non me la da mai.
Grazie ad Arianna. Le sbronze più belle della mia vita sono state quelle che mi sono preso con lei. Non basterebbero mille anni di alcol per batterle.
Grazie a Daniela, la mia "Dea del sesso". Nessuna sarà mai come lei. E' semplicemente inarrivabile. E' diventata mamma da poco (io non c'entro nulla). Tanti auguri!!!
Grazie a Stefania. Mi ha fatto scoprire parti di questa città che non avevo mai neppure immaginato. Grazie anche per quell'indescrivibile capacità di trovare la poesia anche in un cassonetto differenziato dato alle fiamme.
Grazie a Maria, per aver fatto l'amore sulle ortiche ed aver condiviso con me il fastidio di non riuscire a sedersi per tre giorni.
Grazie a M.E. , per aver creduto in me più di quanto ci credessi io stesso.
Grazie a Simona. Mentre di nascosto si pippava cocaina in bagno, penso che abbia, per un attimo, provato qualcosa di simile ad un innamoramento nei miei confronti.
Non so se ringraziare Fabiana: non è bello sentirsi dire alle 7 di mattina (dopo un'interminabile notte di baccaglio): "non si può fare all'amore perché è tardi ed io, DOMATTINA, devo andare a lavorare ". Massì...grazie lo stesso.
Grazie ad Alessandra. Grazie per avermi "conosciuto" in senso biblico. Grazie per la prosperità del tuo senso. Grazie per avermi regalato quei dieci minuti post-orgasmici in cui concludi che se ti sei portato a letto una figa del genere, non puoi che essere DIO.
Grazie alla "Tana". Una gnocca del genere con l'alitosi così non l'ho più incontrata.
Grazie a Sara. Si...grazie anche a lei. Mentre stava con me tentava d “sfogliare” il kamasutra con la sua coinquilina, si faceva mezza Ivrea, e aveva il coraggio di affermare “se mi lascio scopare dai maschi, perdo il potere che ho su di loro”.
Grazie e arrivederci.
Grazie a Valeria. Mi ha fatto un pompino nei sotterranei della scuola, e manco sono venuto...
Grazie a tutte, insomma. Vi ho amato, vi ho odiato.
Principalmente, mi sono lasciato amare, fintanto che non avete iniziato ad odiarmi.
Ma per me è stato molto.
Anche se non ci credete.
E’ stato moltissimo... February 02 Riflessioni a mente freddaDovremmo fare più atenzione a ciò che di oscuro abbiamo dentro. Quella minuscola fiamma che dentro di noi brucia: ciò che alimenta i nostri odi e il nostro rancore, e che illumina qualsiasi cosa su cui il nostro sguardo finisce per posarsi.
Vediamo, di fronte a noi, scorrere migliaia di oggetti, di persone.
Di esperienze.
Finchè qualcosa non attrae la nostra attenzione.
E tutto il resto diventa sfondo, nient'altro che uno sbiadito lenzuolo che serve a colorare il contesto.
Ma quella luce oscura è sempre lì.
E ciò che poteva sembrare "amore" diventa una "scopata", un'amicizia affonda fra le pieghe del rancore.
E, peggio di tutto, nasce la dipendenza. Ciò che era passione diventa ossessione.
La nostra fiamma oscura brucia. Non è più solo un lume.
E' qualcosa di più.
Perchè nessuno, a questo mondo, è in grado di spegnerla. |
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